Gestione di cateteri venosi periferici impiantati, centrali e di altri accessi vascolari

Gestione di cateteri venosi periferici impiantati (tipo midline), gestione di cateteri venosi centrali e di altri accessi vascolari (es. fistole arterovenose)

I cateteri venosi centrali o periferici sono molto utili per la somministrazione di liquidi, alimentazione, farmaci, soprattutto nei pazienti che hanno patologie piuttosto gravi e necessitano di lunghi periodi terapeutici. Gli stessi però sono anche veicoli di potenziali infezioni, ecco perché la gestione di cateteri venosi periferici e centrali impiantati necessita della presenza di infermieri specializzati.

Catetere venoso centrale o periferico

Il catetere venoso centrale più adottato è il PICC, questo viene solitamente inserito nella vena Basilica che per la sua ampia portata risulta particolarmente utile quando la perfusione è di una certa entità, in alternativa si possono usare la vena Brachiale o Cefalica. Quest’ultima è la più difficile da utilizzare in quanto ricca di valvole al suo interno. Uno dei tratti salienti che lo rende molto utilizzato è il fatto che si tratta di una tipologia di catetere che può restare in sede anche un anno, quindi per terapie lunghe è l’ideale. Proprio la lunghezza della permanenza in sede richiede particolare attenzione. Gli accessi periferici, ad esempio il Midline, possono avere un uso continuo o discontinuo, hanno una durata da uno a tre mesi e possono essere utilizzati anche in sede extraospedaliera. Sebbene i rischi connessi siano inferiori, vi è comunque la necessità di una gestione di tipo professionale.

La gestione dei cateteri venosi periferici e centrali impiantati

La gestione di cateteri venosi periferici e centrali richiede un attento e costante monitoraggio in quanto vi possono essere complicazioni dovute a infezioni batteriemiche. La colonizzazione batterica può riguardare il solo catetere, ipotesi meno pericolosa, oppure può essere presente anche nel sangue periferico. Naturalmente per averne certezza è necessario eseguire dei prelievi per analisi ematiche. Le infezioni provengono dall’esterno e quindi dal sito dove è stato praticato l’accesso oppure dalle mani del personale infermieristico o medico, ecco perché una corretta gestione di cateteri venosi periferici o centrali è assolutamente essenziale. Meno frequente è invece una contaminazione della soluzione iniettata tramite perfusione o da un focolaio di infezione presente in altra parte del corpo.

Protocollo da seguire

Per l’infermiere è assolutamente importante una formazione adeguata e il costante aggiornamento tenendo in considerazione anche lo studio dei casi clinici. Le procedure di gestione dei cateteri venosi periferici e centrali devono essere seguite rigorosamente ad ogni intervento e di conseguenza è necessario l’uso di guanti, mascherine e cuffiette in modo da non far insorgere contaminazioni che possono essere anche letali, soprattutto in presenza di catetere venoso centrale. Per i cateteri dovrebbero essere usati sistemi needless ovvero senza aghi, inoltre l’accesso deve essere strofinato per 15 secondi con un agente disinfettante, ad esempio salviette imbevute di clorexidina al 2%. Le linee di infusione dovrebbero essere sostituite in modo costante in modo da evitare che con il tempo ci siano proliferazioni batteriche, mentre i lumi utilizzati, cioè vie d’accesso, devono essere in numero limitato quindi è bene non applicare lumi in eccesso ma solo quelli realmente necessari per le infusioni.

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