Perfusione e/o gestione di una perfusione a termine o a permanenza

Perfusione e/o gestione di una perfusione a termine o a permanenza

In Italia la durata della vita media è sempre più elevata, questo vuol dire che nonostante la qualità della vita sia piuttosto alta, spesso con l’avanzare dell’età o in caso di traumi e patologie è necessario avere assistenza infermieristica specializzata, ad esempio nel caso in cui sia necessaria la perfusione e/o gestione di una perfusione a termine o a permanenza, cioè nel caso in cui sia necessario avere la somministrazione di liquidi tramite flebo.


Quando si applica la flebo

La flebo viene utilizzata quando è necessario somministrare una quantità notevole di liquidi, ad esempio soluzioni saline, alimentazione, sangue o farmaci. In questi casi si parla anche di somministrazione per via parenterale venosa.

Posizionare una flebo non è semplice infatti richiede la conoscenza del sistema venoso e una certa abilità, inoltre è bene avere un costante monitoraggio durante la perfusione e/o gestione di una perfusione a termine o a permanenza.

La seconda tipologia, cioè la perfusione a permanenza, viene applicata quando il paziente in seguito a patologie piuttosto gravi ha bisogno che siano introdotte per via venosa in modo costante le sostanze nutritive o farmacologiche. In questo secondo caso solitamente viene posizionata un’ago-cannula che permette di procurare minore disagio al paziente in quanto non è necessario ogni volta inserire l’ago in vena. Inoltre l’infermiere si occupa di aiutare la famiglia a gestire la flebo anche in sua assenza, allertando professionisti nel caso in cui si dovessero verificare problemi.

Compiti dell’infermiere nella perfusione e nella gestione della flebo a termine o permanenza

La legge italiana stabilisce che l’attività di individuazione della vena, di solito nell’avambraccio sinistro, e di applicazione del sistema per la perfusione e/o gestione di una perfusione a termine o a permanenza, spetta all’infermiere. Prima dell’applicazione deve controllare che la via d’accesso non sia stata usata da poco per altro tipo di infusione, in questo caso è opportuno sceglierne un’altra.

La zona deve essere pulita e libera da infezioni. Occorre inoltre fare attenzione all’uso di accessori monouso in modo da non incorrere nel rischio di infezioni che in pazienti già debilitati possono essere fatali. Costui, oltre ad inserire l’ago e collegare la flebo deve monitorare il corretto funzionamento del flusso.

Vi possono essere casi in cui il liquido non viene ricevuto dal paziente con conseguente perfusione al di fuori del sito e ciò potrebbe generare fastidio e problemi al paziente, ecco perché l’attività deve essere costantemente monitorata da personale in grado di gestire qualunque problematica. Nel caso in cui la perfusione sia invece permanente potrebbero verificarsi ulteriori problemi, ovvero delle ostruzioni all’interno della vena che richiedono un lavaggio.

Compito dell’infermiere è anche monitorare i tempi della perfusione e regolare la velocità tenendo in considerazione le patologie del paziente, l’età e le caratteristiche e rendendo quindi il flusso più lento nel caso in cui vi siano delle difficoltà a ricevere. La regolazione avviene attraverso il gocciolatoio. Tra le mansioni a cui è addetto l’infermiere vi è anche il controlla della eventuale formazione di bolle d’aria nel flusso.

Anche in questo caso la presenza di personale specializzato è essenziale.
Naturalmente i farmaci, la posologia e i tempi della perfusione sono stabiliti dal medico curante.

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