Prelievo venoso

Prelievo venoso

Con il termine prelievo venoso intendiamo l’acquisizione (preferibilmente a digiuno e al mattino) di un campione di sangue. Generalmente si esegue una puntura sull’avambraccio e la quantità di sangue che è necessario prelevare dipende dal tipo di controllo e dalle valutazioni che il paziente ha bisogno di fare.

Come si esegue un prelievo venoso

Per prima cosa è necessario capire quali sono gli strumenti necessari per poter eseguire correttamente il prelievo venoso.

Di norma si preferisce usare aghi (usa e getta) integrati con sistemi di supporto (adattatori) e sistemi di sicurezza (i cosiddetti vacuum). Esistono tuttavia situazioni in cui si usa la semplice siringa, ma questo avviene solo nei casi in cui il materiale appena citato non è a disposizione dell’infermiere; questo però aumenta il rischio della manovra dal momento che la vena del paziente può collassare se viene sottoposta ad una pressione negativa.

Nonostante sia ormai di uso comune il butterfly (ossia l’ago ad ago di farfalla), la maggior parte degli esperti consiglia comunque di utilizzare aghi da 20G o da 21G. Si evita quasi sempre l’uso dell’ago cannula perchè questa può determinare emolisi nel campione (si utilizza solo in condizioni di urgenza).

Il campione di sangue verrà raccolto all’interno di una provetta che è stata precedentemente etichettata con i dati del pazienti (si etichetta sempre prima e mai dopo).

Quale vena si preferisce?

Generalmente le vene da preferire sono quelle dell’avambraccio (cubitale e cefalica) ma nel caso in cui questi non fossero accessibili esiste comunque la possibilità di utilizzare quelle della mano e del polso.

Procedure tecniche nell’esecuzione del prelievo venoso

Così come in tutte le procedure medico-sanitarie, anche in questo caso è di fondamentale importanza l’igiene ed è per questo motivo che è obbligatorio indossare i guanti (qualora fosse necessaria la palpazione del paziente, questa può essere eseguita senza il guanto, che dovrà però necessariamente essere indossato prima dell’inizio della procedura).

La prassi prevede poi che si utilizzi il laccio emostatico per permettere una miglior visualizzazione della vena e per favorire che questa non collassi. Andrà posizionata circa 10 centimetri al di sopra della regione in cui dovremo andare a praticare la puntura, con una pressione tale da non provocare dolore nel paziente.

Le modalità di inserimento dell’ago non rientrano nella letteratura scientifica poichè si ritiene che ogni infermiere abbia le proprie modalità di operare, certamente però prima di inserire l’ago è necessario disinfettare correttamente la regione.

Al termine del prelievo, si rimuove il laccio, si estrae l’ago e si posiziona del cotone sul punto, esercitando una leggera pressione.

Dopo aver concluso l’esame, spetta ancora all’infermiere assicurarsi che il soggetto stia bene e che non presenti alcun tipo di malessere.

Complicanze e controindicazioni

Le complicanze legate al prelievo venoso possono essere: il gonfiore, lesioni, accumulo di sangue intratissutale, senso di vertigine, infezioni da contatto con l’ago.

Ovviamente così come per le altre procedure di ambito ospedaliero, anche in questo caso esistono alcune controindicazioni e questo sono: pazienti che stanno eseguendo radioterapia locale, pazienti con circolazioni sanguigna compromessa, linfedema, e fistola arterovenosa.

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